Rose, rosatum, rosé: la nuova declinazione del Prosecco

  
   

Sei sicuro di sapere come nasce un rosé? Qual'è il percorso storico e produttivo grazie al quale oggi sboccia in tantissime cantine italiane?
Dai romani alla Doc, dal I secolo al 31 Luglio 2020, dal fiore al colore, dalla pigiatura all'autoclave.
Una storia di scambi gentili e determinati: la nascita del Prosecco Rosé.

Rose, rosatum, rosé: la nuova declinazione del Prosecco
 
  

Dal fiore al colore: l’origine del rosa

  
Prima del 31 Luglio 2020 era solo un desiderio di molti produttori e amanti del vino ma, con l’entrata in vigore del disciplinare relativo alla sua produzione, è diventato realtà. È comparso sugli scaffali facendo parlare di sé come le migliori star: il Prosecco Rosé DOC era sulla bocca di tutti ancor prima d’essere imbottigliato. 
 
Da qualche mese arricchisce la rosa dei gioielli della nostra cantina e pur condividendo lo stesso DNA col fratello vinificato in bianco, possiede un carattere tutto suo che si esprime attraverso i suoi rinnovati profumi e sapori e le sue nuove declinazioni negli abbinamenti. 
Il Prosecco Rosé è una fresca novità. La versione rosata del nostro amato spumante è l’espressione di un mondo sempre in fermento, il mondo del vino, che non si adagia sulle sue certezze ma sperimenta e si spinge, con nuovi colori, verso nuove interpretazioni della tradizione.
 
È la storia stessa del rosato ad essere un esempio di questa evoluzione. Infatti il concetto di rosato esisteva già al tempo dei romani: in un libro di cucina del I secolo d.C compare la ricetta di un vino chiamato rosatum. Allora questo termine non qualificava il colore del vino, ma ne descriveva la caratteristica aromatizzazione data dall’aggiunta di petali di rosa e miele al liquido vinoso. 
 
Nei secoli si è persa la memoria di questa bevanda, tant'è che l’odierna parola ‘rosato’ non rievoca il fiore, ma piuttosto descrive l’attributo visivo del vino, il suo essere rosa. Tuttavia, per non cadere in banalizzazioni, va ricordato che, come accade per qualsiasi rosso o bianco, il colore è il risultato di processi di vinificazione precisi, di scelte di produzione. Ecco che se agli occhi tutti i rosati hanno la stessa peculiarità, in cantina non tutti i rosati sbocciano allo stesso modo: un rosé può nascere da diversi metodi di vinificazione.
 
Ma quali sono oggi le vinificazioni possibili per un vino rosato?
 
A. il blend, o taglio, tra un vino rosso e un vino bianco

I vini rosé prodotti secondo questo metodo sono solitamente le bollicine come lo Champagne, il Metodo Classico e, dal 31 luglio 2020, il nostro Prosecco Doc. Per la realizzazione di questi vini si combinano, in percentuali ben definite, un vino rosso ed un bianco.
 
B. vinificazione in rosato di uve a bacca rossa 
 
I prodotti che nascono da queste lavorazioni non prevedono alcun assemblaggio, ma traggono profumi e colori rosati dalla diretta lavorazione dei chicchi a bacca rossa. In questo caso ci sono due strade percorribili, una somigliante alla vinificazione in bianco, l’altra a quella in rosso:
  1. La pressatura. È un metodo moderno che prevede l’esercitazione di una lenta e graduale pressione sugli acini. I vini che così s’ottengono sono molto freschi e leggeri, con una colorazione tenue e delicata.
  2. Una breve macerazione: dopo la pigiatura gli acini ed il succo sono tenuti a contatto in modo che i primi cedano colore e struttura al liquido. La variabile temporale in questo caso è ciò che distingue il rosato dal rosso. 
 
 

Come nascono i nuovi accenti: la nascita del rosé 

  
Come abbiamo accennato gli spumanti rientrano in quella categoria di rosati che si ottengono tramite il il blend di un vino bianco ed un vino rosso. I vitigni d’origine dei due vini, nel caso del Prosecco Rosé, hanno nome e cognome: sua maestà Glera e Pinot nero, che secondo il nuovo disciplinare sono gli unici utilizzabili. Il primo verrà impiegato per produrre il Prosecco, che comporrà dall’85% al 90% del prodotto finale, il secondo sarà vinificato in rosso e ne costituirà il 10-15%.
 
Possiamo quindi dire che fino al momento del blend la vinificazione procede su due rette parallele che si incrociano solamente nel momento della presa di spuma. I due vini infatti s’incontrano nell’autoclave e uniscono le forze, secondo le percentuali stabilite, per dar vita alle bollicine. Qui si amalgamano scambiandosi reciprocamente colori e profumi e, nei mesi di rifermentazione la nascita delle bollicine sigilla la loro definitiva unione: ora sono a tutti gli effetti un Prosecco Rosé equilibrato ed elegante.
 
Il Rosé nasce da una costola del nostro Prosecco per essere a lui uguale e diverso, per essere un vino dagli accenti profumati, un vino rinnovato, pronto alla sperimentazione di nuovi abbinamenti. Quella del Prosecco rosé è una storia di incontri e di scambi gentili, ma determinanti. Ogni qualità dei prodotti base è mantenuta ed ampliata cosicché nei calici si sommino tecniche e saperi che danno come risultato un’elegante esplosione di gusti e profumi. Dentro il Prosecco Rosé c’è tutto: un vino rosso, un vino bianco, due lavorazioni, un blend. Ogni uva porta con sé il suo patrimonio e ogni vinificazione vi aggiunge i suoi significati.
 
Lo scopo di queste brevi note teoriche è quello di restituire la complessità del mondo dei rosati, un mondo che spesso si trova ad essere ingiustamente banalizzato. Siamo sicuri vi saranno utili per apprezzare l’unicità del Prosecco Rosé, capirne i retroscena e apprezzarne consapevolmente l’assaggio. A questo proposito vi ricordiamo che potrete passare all’azione e degustare il nostro rosé cliccando qui, e ordinando una bottiglia: un brindisi a fini accademici :)
 
Cin cin 

L.

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